Di Phase 2
AL 37 Giugno 1999

STILE…
CONNESSIONI, FRECCE, ORNAMENTI… E LA LORO FALSIFICAZIONE

LE TECNICHE

Stile… ci poniamo la domanda ancora una volta?… Cos’è lo stile? Andiamo diretti al nocciolo… è la sostanza di cui sono fatti i trend… è qualcosa di accattivante, qualcosa che ispira profondamente, qualcosa che una volta iniziato farà parlare di sé e sarà seguito dalla gente… ora arriviamo proprio al culmine… la moda è un luogo nel quale si rimane un istante… lo stile è un luogo che si raggiunge dopo aver ricevuto un calcio nel sedere e ci si rimane per sempre. Lo stile rimane con te… perché sei tu… Charlie Chaplin (la star del reggae) fece una canzone intitolata “Style & Fashion” (“Stile E Moda”, ndt); la moda è nulla senza lo stile… perché lo stile governa! Adesso parliamo della parte tecnica mentre lasciamo che questi piatti vengano lavati… e smonteremo la faccenda proprio come se fosse una macchina.

Rimanendo incollati al concetto di ‘stile e moda’, potremmo utilizzare una bella ragazza come esempio, anche se verrò accusato di masochismo. Però… immaginate… se Naomi Campbell avesse una camminata come quella di Frankenstein. Avrebbe bisogno di qualche lezione. Tutti direbbero: ‘è così bella… ma quella camminata deve farla sparire!’. Stile? Un cappello figo, un fighissimo maxi giaccone… quelle incredibili magliette lucide e aderenti? Avete perso! Ditemi un po’ che fine hanno fatto i pantaloni che indossava sempre Prince?

Vedete, le frecce sono diventate un fondamento dello stile… ma vanno ancora di moda. Eppure metterle nel/sul vostro pezzo non basterà a farlo funzionare. Quando si parla di ‘stile’ nell’aerosol… equivale a dire ‘ciò che funziona’. Ecco perché la moda non ha alcun significato senza lo stile. Coloro i quali riescono a riconoscere quando una cosa ‘sembra ma non è’, riescono ad individuare i writer che fanno uso di colori pazzeschi, come anche quelle ‘cose’ che spuntano dai loro pezzi dando l’illusione di complessità quando invece è lo schema dei colori a far sembrare le loro lettere così (cioè come se fossero complicate). Non si può dire che non ci sia lo stile, ma se vogliamo parlare ‘ad un altro livello’ è quello che chiamamo ‘roba fasulla’. Un mio compare ha detto di quei pezzi che le uniche cose in wild erano la prima e l’ultima lettera, mentre il restante era formato da caratteri mediocri con un gusto decente ma senza intensità coperti così da quei colori. Un po’ come quei tizi con le magliette di paillettes accompagnate da orribili pantaloni e da giacche assurde…

La volta scorsa abbiamo parlato di tecniche ed ora le vedremo tutte assieme. Prima di tutto tenete a mente una cosa: frecce, ornamenti e connessioni non sono sinonimi di stile. Squisite capacità tecniche e padronanza di tappini e bombolette non pareggiano lo stile, ma una combinazione degli elementi qui sopra citati può rendere efficiente lo stile di ognuno. Prima di continuare mi piacerebbe dire che tutto questo è stato valutato dopo aver acquisito esperienza e contatto con lo stile e dopo aver fatto del lettering un mestiere… ‘infiniti’ sono i confini, ma all’interno dei confini dell’infinito esistono fondamenti tecnici del tipo ‘una linea retta non può venire curvata’. Tutte queste sono cose che derivano dall’esperienza e dall’occhio (ebbene sì il terzo occhio ancora una volta) e che ognuno può raggiungere una volta che gliele si porta all’attenzione. Non è automatico che tutti i terzi occhi vedano la stessa cosa, ma alla fine la maggior parte comprenderà la totalità della scienza che governa uno stile ‘all’interno’ di questo infinito.  Possiamo odiare uno stile o amarlo… ma questo non altera necessariamente la sua qualità.

Per poter essere dei ‘connoisseur’ (conoscete la parola) l’improrogabile condizione di partenza deve essere quella di ‘conoscere la propria roba’! Non permettete che quelli che pronunciano la parola ‘stile’ lo facciano senza cognizione di causa. Potrebbero essere dei falsi. Le decorazioni in origine facevano parte delle firme e non dei pezzi e potrebbero venire restituite alle firme con lo ‘stile della firma come pezzo’… ma non come se fosse un’idea od un concetto definitivo che vada controcorrente riguardo ai particolari che una volta venivano usati per i pezzi. Prendete nota del fatto che all’inizio non esistevano schemi precisi. Alla fine degli anni ‘70 e nei primi anni ‘80 i writer cominciarono ad avere più materiale al quale riferirsi e quindi un’idea migliore delle possibili direzioni da intraprendere. Con i pezzi, le connessioni e le frecce si fusero e diedero inizio ad uno stile che poi divenne una moda con il proprio stile. Era abbastanza facile intuire che questo concetto avrebbe potuto essere portato avanti, quindi queste caratteristiche divennero multiple. E adesso andremo indietro per scoprire come queste condizioni non determinino necessariamente la riuscita di un buon pezzo.

Una cosa che noterete delle frecce è che tendono sempre ad avere una posizione che possa conferire al pezzo un senso di movimento… possono fluire dalla sinistra alla destra, ma se viene a mancare questo tipo di approccio, si dovrebbe comunque fare in modo di distribuirle equamente lungo il pezzo. Non sta scritto da nessuna parte che debbano per forza andare da sinistra a destra… ma è proprio qui che lo stile subentra per completare la moda. Le frecce non sono state ‘inventate’ con lo scopo di avere una funzione precisa, esse sono un concetto che iniziò per il semplice motivo che era una cosa che si poteva fare, e così è stato. Una volta concepite le frecce, gli errori e gli esperimenti nella loro realizzazione portarono a capire che il loro uso, così come il loro posizionamento, offriva variazioni infinite. E’ concettuale.

In principio furono concepite ed introdotte come frecce e punti… ed erano smussate, non appuntite. Un famoso writer di New York fu veloce a far notare il fatto che: ‘siccome non c’è nessuno là fuori che sta facendo davvero qualcosa, la ‘roba fiacca’ viene considerata grandiosa’.

La mia convinzione è che se i writer portassero questa roba ad un altro livello, altri (più giovani) sarebbero in grado di distinguere lo ‘squisito’ dal ‘ben fatto’. La bomba è stata sparata ed esplode. Un milione di intrecci e di cerchi e duemila frecce non stanno ad indicare che ce l’hai fatta. Puoi prendere due pezzi complessi dello stesso writer e vedere il perché uno funziona e l’altro invece non ce la fa. Forse perché l’aveva fatto troppo complicato, rompendo l’armonia e la continuità. Forse lo schema dei colori non funzionava e rovinava tutto l’insieme. Forse uno normale non riesce a scorgere questi particolari perché i suoi standard si basano ancora sul ‘simile a’ o ‘diverso da’… gente che non fa writing e che non sa nulla di ciò che i writer considerano ‘The Magnificent’.

Non importa quanto uno sia bravo tecnicamente, lo stile e l’unicità dello stile dipendono dall’occhio, dalla capacità di comprendere le forme e dall’immaginazione.

Si tratta di capire istintivamente come scorrere, come dirigere il tratto, come collegare frecce, come unire le lettere, tubi e linee e di conseguenza è una cosa che alcuni ‘hanno’, mentre altri decisamente no. Tecnicamente un pezzo è l’unico esempio autochiarificante.

Ovviamente non si può fare come i professori ed indicare tutte le imprecisioni per cui un pezzo non funziona rispetto ad un altro, va tutto molto al di là degli standard. Questo è un dato di fatto. E’ un po’ come cantare off beat. Uno va in off beat (contro tempo, ndt) solo perché siamo programmati a credere di sapere cosa significhi essere ‘on beat’ (a tempo, ndt)? O è semplicemente un istinto quello che ‘costringe’ ad andare off beat? Pensate che tutto questo sia discutibile? Cos’è un pezzo in wildstyle che ‘ha senso’? Frecce che fluiscono ogni dove contro frecce che non riescono a muoversi. Se prendete in considerazione la maggior parte dei pezzi, per i quali garantisco io stesso che sono fatti senza uno studio preciso, troverete che questo approccio è stato assimilato. Per esempio, come dicevo prima, le frecce partono di solito da sinistra per finire a destra. Possono andare verso l’alto, il basso e in qualche altra direzione, ma non possono andarsene a spasso da qualunque parte. Se così fosse… tutti riuscirebbero ad essere stilosi… non si potrebbe parlare di pezzi perché non ci sarebbe nessuna base sulla quale discutere la qualità, la competenza e la compattezza di una composizione.

Penso che questa conversazione potrebbe non avere mai fine. 

L’esperienza dell’occhio della mente è la miglior insegnante. Gli ornamenti sono dei materiali che se non vengono utilizzati con le dovute conoscenze sul come lavorarli fuori al meglio… non ti faranno mai risultare vincente. In un regno nel quale i ciechi possono essere d’accordo con le nostre convinzioni, lo ‘stile’… sebbene sia quello che tu lo fai essere… non è sempre ‘farlo’, non senza la corretta comprensione delle sue dinamiche. Persino uno stile nuovo, in grado di spezzare il legame con le ‘origini’, deve per forza possedere ‘qualcosa’ che lo renda… figo… che gli metta le ali… ed il suo possessore dovrà avere l’abilità di assorbire questa realtà… Opinione?

Chiamatelo come volete… lo ‘stile’ è ciò che tu ne fai di esso e quello che fai parla da solo… Immaginatevi se parlassimo seriamente… o se stessimo solamente riempiendo queste pagine per farvi impazzire, nel frattempo… mandateci un po’ di roba vostra e smettetela di essere timidi. Senza cercare di avere l’ultima parola in merito proveremo a farvi notare cosa vi manca… sempre che abbiate le palle di mettere la vostra roba sulla linea del fuoco…